Apotismo

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L’Apotismo, avendo come base la Cosmosemiologia, è una concezione cosmica dell’arte, una nozione metafisica. Una scuola, potremmo dire, che considera lo spazio cosmico come un piano e un canone che permette l’incorporazione degli elementi da utilizzare per la realizzazione di un’opera d’arte. A questo canone si è dato il nome di Canone Nagarika (nome sanscrito il cui prefisso Naga, letteralmente serpente, viene applicato ai Saggi e il suffisso Rica che, tra gli altri significati, ha quello di cuore, anima...e viene anche riferito a concetti astronomici: Luna, Cosmo, Spazio ecc..), una regola la cui origine si perde nella nebulosità prevedica.  In realtà il Canone Nagarika è l’archetipo della testa umana il cui simbolo antropologico è la Testa di Antropos, che include una conoscenza che apre un mondo di possibilità illimitate.

L’artista apotista si muove utilizzando gli archetipi del Canone Nagarika, ossia manifestazioni della sfera Arupa (nome sanscrito che significa “ciò che non ha forma, ciò che si trova nel mondo mentale”), il tipo ideale, astratto, archetipi che l’artista concretizza nel mondo formale. Da quanto sopra si giunge alla conclusione che l’opera d’arte è sempre una sorpresa per il suo autore che sebbene abbia pensato e previsto il risultato, ottiene sempre un qualcosa di imprevedibile. A tal proposito Picasso diceva “...la vera opera d’arte non corrisponde mai a quella pensata”. Effettivamente non è l’artista che sceglie l’opera, ma piuttosto quest’ultima sceglie l’artista, il tema e il momento giusto per essere portata sul piano fisico, o almeno questo succede quando si tratta di un’opera apotista.

Non è sufficiente che un’opera d’arte passi alla storia come esempio di un determinato momento storico, di una scuola, , stile, ecc., per poter essere qualificata Arte Apotelesmatica. La bellezza e la perfezione di un’opera d’arte e la sua collocazione nell’Arte Apotista sono cose diverse, dandosi infatti la possibilità che dalle mani di grandi artisti siano uscite alcune opere che possono essere qualificate apotiste, opere che l’artista, ispirato incoscientemente, ha utilizzato nel Canone Nagarika. In realtà ogni grande artista porta in se lo spirito Apotista; in breve: l’idea dell’interesse nella contemplazione del mondo del magico, del mitico e del sacro. Porta nella sua mente un museo immaginario, ma non quello al quale si riferisce Malraux  che dice esistere nella memoria, bensì l’altro che esiste si nella memoria, ma quella Edenica , magica, originale.


La propedeutica dell’Apotismo applicata alle arti plastiche non mantiene alcuna relazione con quelle collegate alle scuole tanto tradizionali quanto anticonvenzionali.

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